BRINDISI Remo

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      Remo BRINDISI | Opere e biografia


      BIOGRAFIA

      Remo Brindisi nasce a Roma nell'aprile del 1918. Ottavo di undici figli, sin dal primo anno di vita si trasferisce con tutta la famiglia in Abruzzo e frequenta la Scuola d'Arte a Penne, un piccolo comune in provincia di Pescara, iniziando così a seguire la sua passione per l'arte. Negli anni successivi si trasferisce a Roma, nella sua città natale, dove frequenta il Centro sperimentale di Scenografia e le lezioni alla Scuola Libera del nudo dell'Accademia delle Belle Arti. Vince più tardi una borsa di studio che porterà Brindisi ad iscriversi presso l' Istituto superiore d'arte per l'Illustrazione del Libro

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      I suoi studi furono interrotti dalla chiamata alle armi causata dallo scoppio della seconda guerra mondiale, esperienza che lo porterà a Firenze presso l'Istituto Geografico Militare. È proprio a Firenze che vive dopo l'armistizio del 1943, godendo di una pausa spensierata della sua vita coltivata grazie al sodalizio con artisti e amici tra cui il pittore autodidatta Ardengo Soffici, il celebre pittore e incisore Ottone Rosai e il fondatore della scuola romana Felice Carena. Nel 1940 Remo Brindisi presenta nella città toscana la sua prima personale in cui esibisce opere di impostazione descrittiva e lirica, esponendo anche il catalogo realizzato per l'occasione da Eugenio Montale.

      Nel 1944 il pittore Brindisi viene imprigionato dai tedeschi riuscendo però a scappare e a rifugiarsi a Venezia fino all'avvenuta liberazione. A Venezia conosce il mercante d'arte Carlo Cardazzo, definito da molti come lo scopritore dei maggiori talenti della pittura italiana del dopoguerra, che gli propone un'intensa esposizione delle sue opere presso la Galleria Il Cavallino. Fra i temi preferiti del pittore in questi anni abbiamo la figura umana, i pastorelli, i paesaggi veneziani e abruzzesi avvolti in un'atmosfera sognante e distesa. Legato nelle opere giovanili ad un impianto descrittivo e realistico, successivamente matura il suo stile aggiungendo sfumature espressioniste .

      Negli anni cinquanta e sessanta partecipa a tutte le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma, dimostrando di essere un grande pittore ispirato dall'impegno politico e sociale e incentrando i suoi lavori sui richiami dell'espressionismo con chiari intendimenti informali. Remo Brindisi si concentra infatti su opere che privilegiano il dato emotivo della realtà piuttosto che quello percepibile oggettivamente e utilizza caratteri espressionisti nell'ambito di quella che lui definirà Nuova Figurazione.
      Nel 1947 lo stesso Caldazzo lo invita a Milano per esporre nella sua nuova Galleria Il Naviglio. Il clima culturale milanese di quegli anni era turbolento e, nella polemica tra astrattisti e realisti, Brindisi si schiera aderendo al Gruppo Linea, fondato nello stesso anno insieme ai pittori Giovanni Dova e Ibrahim Kudra, che segna una prima rottura con il neocubismo; nel 1950 il gruppo si scioglie e il pittore si accosta al movimento del Realismo.
      Nel 1955 Remo Brindisi esegue un nuovo cambio di rotta artistica dovuta ad un'accesa polemica sul Realismo con il pittore Renato Guttuso, in occasione di un mostra antologica che il comune di Milano allestisce in suo onore al Padiglione D'Arte, che segna la rottura dal movimento.

      Tra il 1956 e il 1961 è l'avvio dei cicli storici improntati sull'impegno civile, composti da tele di grandi dimensione caratterizzati da temi ciclici, in cui il pittore Brindisi si faceva testimone di una grande sofferenza collettiva, la cui rappresentazione dà alle opere un carattere epico. La sua poetica, la trasfigurazione lirica della realtà, la lettura dell'umanità nel sentimento e nella condizione esistenziale, caratterizzano il suo percorso, sempre capace di accendere evocazioni nella melodia del tenue o con folgoranti onde d'urto. Dipinge 14 tele di Via Crucis (1956-1957) in un momento di forte religiosità interiore nel clima di terrore che aveva caratterizzato il dopoguerra, l'Abbattimento del mito di Stalin (1958), il Processo al cardinale Mindszenty (1959) e le due versioni della Storia del Fascismo (1960-1961) che in particolare ci permettono di comprendere il cambiamento stilistico di Remo Brindisi di quegli anni e i caratteri salienti della sua nuova ricerca figurativa. L'impeto di forti tensioni e lirismo della memoria continuano a caratterizzarlo ancora.

      Nel 1970 realizza a Lido di Spina il Museo Alternativo di Remo Brindisi a cui dona una copiosa raccolta di artisti del Novecento, a dimostrazione che in lui l'identificazione dell'arte con le attività sociali sono un preciso dovere civile e un preciso credo umano. Il museo è ospitato all'interno della casa-museo realizzata dall'architetto milanese Nanda Vigo, adesso divenuto di proprietà del comune di Comacchio per volontà testamentarie del pittore Brindisi.
      Nello stesso periodo gli viene assegnato il premio speciale "Federico Bernagozzi", in occasione del quale realizza dieci ritratti di ferraresi illustri, visibili al Teatro Sociale della Concordia di Portomaggiore. Questi anni sono caratterizzati da una produzione del pittore che determinano la sua ricerca del dinamismo delle figure e l'utilizzo di colori accesi; tra queste si collocano i Tre ProfiliProfiliVenezia e un'altra Venezia, tutte prodotte negli anni settanta e ottanta.
      Nel 1972 viene nominato presidente della Biennale di Venezia e per lungo tempo occupa la posizione di direttore e docente dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata, ricevendo la Medaglia d'oro della Pubblica Istruzione per meriti culturali. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in musei nazionali e internazionali.
      Remo Brindisi si spegne a Lido di Spina nel 1996 e sarà ricordato come il cantore epico dei miti storici del nostro tempo, un artista di straordinario valore.