BARTOLINI Luigi

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      Luigi BARTOLINI | Opere e biografia


      BIOGRAFIA

      Luigi Bartolini nasce l'8 febbraio 1892 nel piccolo paesino di Cupramontana.

      Negli anni di studio presso l'Accademia di Roma, la sua formazione è stata decisamente condizionata dal Naturalismo del secolo precedente, attraverso gli autorevoli esempi di Goya, Fattori, Signorini, Rembrandt, oltre che degli incisori operanti nel corso del 1600.

      La sua fu decisamente una presenza costante presso tutte le Biennali di Venezia dal 1928 al 1962, ricevendo anche un premio nel 1942.

      Anche altre kermesse riconobbero il suo valore a livello artistico, assegnandogli riconoscimenti nel 1932 a Firenze insieme a Morandi e Boccioni, nel 1935 alla Quadriennale di Roma e nel 1950 a Lugano.

      Se la vita professionale fu ricca di attestazioni di stima, nella vita personale fu costretto ad affrontare momenti piuttosto difficili.
      Nel 1933 Luigi Bartolini fu arrestato ad Osimo ad opera delle squadre fasciste, con le quali per un certo periodo aveva anche intrattenuto rapporti. Fino al 1938 fu spostato presso le carceri di Ancona, Montefusco e Merano, anche se molti illustri pensatori ritennero si trattasse di un confino farsa e che venisse in ogni caso trattato in maniera gentile.
      Pur avendo firmato nel 1925 Il Manifesto degli Intellettuali fascisti, come d'altra parte numerosi suoi colleghi, si professò per tutta la vita anarchico, interessato esclusivamente all'arte e molto poco alla politica del periodo.

      La sua vita travagliata non ferma certamente la produzione artistica e nel 1949-50 realizza composizioni ancora oggi considerate di grande valore, come Le mietitrici per la Collezione Verzocchi di Forlì, visibile attualmente presso la Pinacoteca della città.

      Le opere di Luigi Bartolini vennero all'epoca esposte in ogni manifestazione artistica del tempo, sviluppando diverse maniere definite da lui stesso: maniera bionda, nera e lineare; con questi modi realizzò numerose acqueforti che rappresentano con delicatezza i paesaggi dei luoghi cari all'artista, come le Marche e la Sicilia.
      Il clima è decisamente sfumato e la suggestione che ne deriva è capace di toccare le corde più intime dell'animo umano.

      Interessanti sono anche alcuni cicli dedicati alle piante grasse, agli insetti, agli uccelli, alle farfalle imbalsamate e agli scarabei, simbolo immobile di tutta un'emotività che fatica ad essere tirata fuori in maniera semplice.
      Si tratta di tutte opere esposte all'epoca presso le principali Biennali di Venezia del secolo, ammirate dai presenti non senza qualche polemica di troppo, dovuta alla sua prosa di presentazione sempre polemica e alle spiegazioni spesso controcorrente e anticonvenzionali date alle sue realizzazioni, in un periodo storico dove la libertà di parola non era contemplata in maniera molto larga.

      Dal 1912 sono circa 1000 le incisioni eseguite, ognuna finemente creata per offrire al pubblico un'emozione sempre diversa, riprendendo tutte le tecniche degli antichi professionisti del 1600 e innovandole con il proprio estro e con l'influenza delle avanguardie.

      Notevole anche la sua attività di scrittore, poeta, critico d'arte; della sua produzione letteraria ricordiamo il romanzo Ladri di biciclette, dal quale nacque l'ominimo film del celebre regista Vittorio De Sica.

      Dopo la soddisfazione di divenire Accademico di San Luca nel 1960, Luigi Bartolini morì a Roma nel 1963.