BURRI Alberto

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      Alberto BURRI | Biografia, catalogo ragionato, quotazioni e prezzi


      BIOGRAFIA

      Alberto Burri è stato un artista e pittore italiano, nato nel 1915 a Città di Castello in provincia di Perugia e morto a Nizza nel 1995.

      Alberto Burri ha avuto un'esistenza variopinta e a tratti burrascosa. Dopo la laurea in medicina conseguita presso l'Università di Perugia, nel 1940 venne chiamato alle armi con il grado di sottotenente, ma si congedò poco dopo per conseguire un tirocinio ospedaliero e l'abilitazione all'esercizio della professione di medico.

      Nel 1943 venne richiamato nell'esercito e assegnato alla 10a Legione in Africa Settentrionale, dove fu catturato nei giorni della resa italiana in Africa e condotto in Texas in un campo di prigionia Statunitense dove rimase per circa 18 mesi. Alberto Burri riuscì a rientrare in Italia solo nel 1946 dopo una serie di vicissitudini che spinsero gli americani ad inserirlo nella lista dei "fascisti irriducibili", semplicemente perchè aveva rifiutato di firmare una dichiarazione di collaborazione con gli Alleati.

      Trasferitosi a Roma, decise di dedicarsi alla pittura, condividendo uno studio con l'amico scultore Mannucci. Fu in quegli anni che Burri iniziò a produrre le sue prime vere e proprie opere pittoriche ancora inserite nel panorama dell'arte figurativa. Nel 1947, grazie all'appoggio del magnate architetto Amedeo Luccichenti, propose la sua prima mostra personale presso la galleria La Margherita di Gaspero del Corso, con l'introduzione poetica di Libero De Libero e Leonardo Sinisgalli.

      Proprio in quel periodo "romano" Alberto Burri entrò in contatto con l'arte astratto-concreta proposta dal circuito dell'Art-Club di Roma, con il quale continuò ad esporre fino all'inizio degli anni cinquanta, non solo in Italia. Grazie a questa collaborazione e alle proposte artistiche del circolo, Alberto Burri iniziò a sviluppare un forte interesse per l'arte astratta, che lo avrebbe poi portato più avanti ad abbracciare in toto i canoni dell'arte non figurativa. E infatti nella sua seconda mostra personale sempre nella Galleria la Margherita, Alberto Burri propose le sue prime opere totalmente astratte, dalle linee filiformi e i tratti estremamente dinamici che ricordavano molto artisti di fama come Mirò e Paul Klee. Ancora nel cosiddetto periodo romano iniziò a sviluppare le prime opere composte da più materiali su tela come olio, pietra pomice, catrame, vinavil e sabbia, per andare a costituire opere estremamente originali e che miravano a scomporre la tradizionale e più formale composizione e organizzazione dell'opera visiva.

      Dopo Roma, Alberto Burri decise di trasferirsi a Parigi, dove entrò in contatto con gli artisti e la nuova sensibilità artistica della Galleria René Drouin, che esponeva molti artisti astratti del periodo, tra cui anche l'italiano Magnanelli.
      A Parigi però, una delle esperienze sicuramente più significative e segnanti per Burri, fu la visita allo studio di Mirò, esperienza che l'artista si portò dietro per molto tempo, sia emotivamente, ma soprattutto artisticamente.

      Gli anni cinquanta furono per Alberto Burri e le sue opere sicuramente il punto di svolta. In questi anni iniziò a caratterizzare il suo tocco artistico e a distinguersi per il suo stile specifico caratterizzato dalla commistione di alcuni materiali ricorrenti, come la juta, la pietra pomice e i catrami. Fu proprio in questi anni che diede vita alla prima serie di "Muffe" e di "Gobbi", sfruttando la juta logorata dei sacchi da una parte e le efflorescenze indotte sulla pomice dall'abbinamento alla tradizionale pittura ad olio dall'altra.
      Nel 1950, eseguì anche il grande "Pannello Fiat" (un quadrato di quasi 5 m di lato) per la sala espositiva di una concessionaria di automobili romana.
      Nel 1952 espose tra le altre opere "Lo Strappo", uno dei primi famosi "sacchi di Burri", che pochi mesi dopo fu rifiutato dalla Biennale di Venezia. Fu invece accolto, nella sezione del "bianco e nero" della mostra veneziana, il disegno "Studio per lo strappo", acquistato da Lucio Fontana. Il 17 maggio dello stesso anno Alberto Burri firmò insieme ad altri artisti avanguardisti il "Manifesto del movimento spaziale per la televisione", promosso dallo stesso Fontana.

      La fama internazionale per Alberto Burri e le sue opere arrivò nel 1953, con le mostre a Chicago e New York, che segnarono un vero e proprio punto di svolta nella carriera dell'artista umbro. Tant'è vero che un paio di anni dopo il famoso critico d'arte e allora direttore del Guggenheim di New York decise di pubblicare un'intera monografia dedicata a Burri e alla sua arte.

      Nel 1954 Alberto Burri iniziò a produrre le sue opere nello studio di via Salaria entrando nel gruppo di artisti sostenuti dal critico francese Michel Tapié, padre dell'Art Autre. Verso la fine dello stesso anno, introdusse nei suoi lavori il fuoco, realizzando le prime piccole combustioni su carta, che sarebbero diventate una delle serie di opere più amate dell'artista.
      Nel 1957 invece realizzò i primi "ferri", opere di Burri in cui l'artista dava bidimensionalità alle sue opere sfruttando la saldatura e la lavorazione del metallo, creando vere e proprie opere dinamiche e su più dimensioni.

      Negli anni 70, come a coronare la sua inestinguibile sete di innovazione e sperimentazione, Burri si lanciò anche sulla Land-Art, molto in voga in quel periodo, inaugurando il famoso ciclo dei "Cretti", tra cui il famoso sudario di cemento, un'opera di un immenso impatto visivo, con cui ricoprì i resti di Gibellina terremotata, in seguito al grave terremoto del Belice del 1968.

      Dopo queste esperienze l'interesse di Alberto Burri sfociò poi in opere di vera e propria urbanistica come ad esempio l'Operazione Arcevia, progetto coordinato dall'architetto Ico Parisi, di costruzione ex novo di una comunità da realizzare ad Arcevia, comune in provincia di Ancona, con i contributi di numerosi artisti, specializzati in vari campi dell'arte moderna e contemporanea.