Donne e astrattismo a Villa Olmo

Inizia il 19 marzo la mostra 'Astratte. Donne e astrazione in Italia 1930-2000' che porterà nelle sale settecentesche di Villa Olmo a Como le opere più rappresentative di 38 artiste.

La mostra, organizzata dal Comune di Como e curata da Elena Di Raddoracconta alcune protagoniste dell’arte astratta italiana a lungo trascurate o dimenticate e il cui ruolo pioneristico è stato rivalutato grazie all'attività critica svolta negli ultimi anni.

La mostra inizia con le PioniereCarla Badiali, Cordelia Cattaneo, Giannina Censi, Bice Lazzari, Regina e Carla Prina, molte delle quali legate alla città di Como che risentì dell'influenza del maestro dell'architettura razionalista come Giuseppe Terragni e di un'importante tradizione dell'arte tessile.

Nella sezione Segno/Scrittura le opere di Carla Accardi, Irma Blank e Betty Danon sono incentrate sul libero fluire delle forme nello spazio mentale dell’artista.

Geometrie comprende opere di Nathalie du Pasquier, Chung Eun-Mo, Fernanda Fedi, Tilde Poli, Carol Rama e Fausta Squatriti che costruiscono mondi basati su leggi matematiche.

La sezione Materia propone opere di Luisa Albertini, Marion Baruch, Renata Boero, Gabriella Benedini, e Mirella Saluzzo che esplorano la ricerca sui materiali, da quelli più moderni ai materiali naturali.

In Meditazione/Concetto le opere di Mirella Bentivoglio, Alessandra Bonelli, Franca Ghitti, Maria Lai, Lucia Pescador e Claudia Peill indagano sull’eredità dell’avanguardia e sulle conseguenze sul linguaggio moderno.

Nella sezione Corpo/Azione/Re-Azione le opere di Carmengloria Morales e Maria Morganti ci raccontano il legame tra l’atto fisico del dipingere e il proprio corpo e come il dipinto diventa il risultato di un’azione o di un processo.

L’ultima parte del percorso Spazio/Luce è invece dedicata alle opere di Alice Cattaneo, Sonia Costantini, Dadamaino, Paola Di Bello, Elisabetta Di Maggio, Lia Drei, Nataly Maier, Eva Sørensen, Grazia Varisco e Nanda Vigo, che si distinguono per l’uso di materiali nuovi, come vetro o neon, e per l’indagine della dimensione percettiva e partecipativa dell’arte.


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