Addio ad Achille Perilli, maestro dell'astrattismo

Sabato 23 ottobre a Orvieto sarà possibile dare l'ultimo saluto ad Achille Perilli, uomo dall'intelligenza lucida e geometrica e fondatore nel 1947 di Forma 1, il primo gruppo astratto italiano. A sottoscrivere insieme a lui il manifesto anche Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato, conosciuti frequentando lo studio di Guttuso.

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Il Gruppo Forma 1 dichiarava l'autonomia della forma, del segno e del colore in contrapposizione alle figurazioni realistiche e simboliste che dominavano il linguaggio artistico nel periodo bellico e in quello immediatamente successivo. In questo periodo a Roma domina la Scuola Romana, imposta dal Partito Comunista, e che ha come capostipite proprio Renato Guttuso con cui a un certo punto la frattura diverrà insanabile. 

Nell'ottobre dello stesso anno, il gruppo realizza la sua prima mostra che si tiene nella Galleria Art Club a Roma.

Da questo periodo in poi iniziano i viaggi a Parigi e in altre capitali europee che misero Perilli in contatto con i più grandi esponenti del Surrealismo prima e dell'Astrattismo europeo poi. La frequentazione e la conoscenza delle loro opere lo condussero verso una liberazione pittorica che gli concesse la perfetta trasposizione della forma in puro segno.

Nel 1948 collabo­ra con Sottsass jr. all’organizzazione della prima mostra di arte astratta in Italia che si tiene in mar­zo alla Galleria di Roma

Nel 1949 aderì al MAC (Movimento per l'arte concreta).

Nel 1950 fonda, con Dorazio e Guerrini, la Libreria-Galle­ria “Age d’Or” dove si svolge un’intensa attività di mostre, conferenze e dibattiti. L'anno successivo in collaborazione con la Galleria Art Club, organizza la mostra di Arte astratta e concreta in Italia che si tiene in febbraio alla Galleria Na­zionale d’Arte Moderna. In questi anni la sua pittura diventa astratta e concreta al tempo stesso. Il segno di Perilli, definito dall'artista 'segno nevrotico dell'irrazionale', traccia e descrive l'unione totale tra il dipinto, l'uomo e la vita.

Del 1956 è la prima mostra personale alla Strozzina di Firenze, mentre del 1958 la prima partecipazione con tre opere alla Biennale di Venezia dove tornerà nel 1962 e nel 1968 con una sala personale.

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Nel 1966 inizia a lavorare con la tecnica dell’incisione con cui, nel corso degli anni, realizzerà una serie di lavori, stampati per lo più da Renzo Romero.

Tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, l'opera di Perilli divenne sempre più raffinata, solida, bidimensionale e severamente controllata nella definizione libera ma perfettamente prospettica dei piani geometrici.

Dal 1971 si susseguono le mostre personali in Italia e all’estero: alla Galleria Marlborough di Roma; alla Galerie Espace di Amsterdam; alla Frankfur­ter Westend Galerie di Francoforte; alla Jacques Baruch Gallery di Chicago con solo opere grafi­che. Nello stesso anno scrive il Manifesto della Folle Immagine nello Spa­zio Immaginario.

La sua pittura dagli anni '70 palesa l'esperienza della sintesi completa tra immaginazione e razionalità, il segno non perde mai il suo valore di cardine e strumento, ma realizza griglie geometriche e strutture sempre più complesse capaci di ospitare la libertà e l'emozione del purissimo colore.

Negli anni ottanta partecipa alla realizzazione di Retina, rivista degli artisti, dove pubblica il manifesto Teoria dell'irrazionale geometrico. Nel 1984 espone in una mostra retrospettiva degli anni 1969/1984 al Paris Art Center di Parigi dal titolo Achille Perilli. L’irrazionale geometrico.

Negli anni '90 e ancora di più dall'inizio degli anni 2000, l'attenzione di Perilli si concentra sulle cromie. Nei lavori dell'ultimo periodo è possibile notare come il colore sembra destrutturare la forma stessa, manifestando una nuova evoluzione della sua ricerca pittorica.

Achille Perilli si è spento sabato 16 ottobre all'età di 94 anni all'ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto.


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